Seducere

ruthorkin

Riprendo in mano la rubrica dedicata alle relazioni, quest’oggi, per parlarvi di un argomento scottante, che farà venir fuori molte polemiche. Ma come sapete il politicamente corretto non fa per noi, qui si dicono le cose senza tanti fronzoli, cerchiamo di dare voce all’opinione comune per analizzarla, scomporla in pezzi, e farci qualche domanda.

L’obiettivo?

Trovare uno straccio di verità, quantomeno una traccia d’interpretazione di quel che ci accade, e di come migliorarlo.

Questo articolo è rivolto –come sempre- ad entrambi i sessi.  Vorrei che anche le fanciulle lo leggessero, ci ragionassero un attimo, e perché no, lasciassero le loro impressioni, dato che le coinvolge in prima persona.

Bene, fatte le dovute premesse, è ora di buttarci: oggi parliamo di quel tanto conosciuto luogo comune che si sente pronunciare -abbastanza spesso direi- da schiere di ragazzi scontenti, che -spesso senza capire davvero che tipo di donna hanno davanti- non riescono ad avere delle relazioni soddisfacenti con le signorine.

“Le ragazze italiane si concedono troppo difficilmente”, per non dire “pensano di averla solo loro”.

Ok. Parlo ai maschietti ora, quante volte l’abbiamo sentito dire?, e quante lo avete pensato?

Ma è davvero così? Ho cercato di capire i motivi, il perché di quest’idea diffusa (forse ho cercato fin troppo :)), e sono arrivato alla conclusione che … sì, esiste effettivamente una differenza, tra la mentalità italiana e quella estera.

N.B.

Vi annuncio che generalizzerò fino all’esasperazione il concetto di “ragazza italiana” e “ragazza straniera” solo ai fini della chiarezza. So benissimo che nella realtà esistono infinite sfumature, che molte ragazze si comportano effettivamente in modo diverso da come descrivo qui, ma è innegabile che la maggior parte, si comporta in questo modo, insomma, che è una tendenza diffusa.

Perché?

In italia, la cultura, la nostra stessa educazione, è stata influenzata dall’impostazione di vita cattolica. Se una volta -generalmente- una ragazza aspettava il matrimonio vergine, ora è fondamentalmente rimasto il retaggio di quella vecchia cultura. E non parlo del “la prima volta deve essere speciale”, no, quello è un desiderio più che logico, gli stessi ragazzi, spesso, condividono quest’idea.

Parlo invece dell’attesa a concedersi, in ogni nuova relazione, o frequentazione che sia, tipica femminile, che qualsiasi ragazzo avrà vissuto.

Mettiamola così. Vai all’estero, che sia Spagna, America, Australia, Russia, Inghilterra, conosci una ragazza che ti piace, la frequenti, ed in modo naturale, spontaneo direi, è facile che appena si presenti l’occasione, il sesso sia il normale risultato dell’attrazione da parte di entrambi.

Non voglio parlare di tempi, perché sarebbe ottuso, oltre che squallido, e perché in realtà il problema non è il tempo. È tutto quello che c’è intorno al tempo, a fare acqua.

Parliamo della ragazza italiana media.

comincia a fare le prime esperienze, ad avere le prime cotte all’inizio dell’adolescenza (molto spesso prima dei ragazzi, che ancora pensano ai videogiochi ed ai Simpson :D) ed anche per questo, oltre che per una predisposizione propria femminile, sviluppa generalmente una consapevolezza delle relazioni, un’acutezza superiore rispetto alla compagine maschile.

Poi, arriva il momento della prima volta, le età possono essere differenti, ma da lì in poi qualcosa cambia. La paura viene loro meno, cominciano ad apprezzare le relazioni, il sesso, e c’è un periodo di libertà, in cui non c’è spazio eccessivo per il timore di perdere le persone con cui si vivono le relazioni, in cui non c’è la paura di concedersi.

Quella arriva dopo, a seguito delle prime delusioni.

Finisce una storia, una frequentazione, poi un’altra, e un’altra ancora, la ragazza comincia a farsi delle domande, si chiede se per caso non stia sbagliando qualcosa, “non è che forse devo fare come dice mia madre, e aspettare, aspettare quello giusto?”. Qui cominciano i guai. Io la chiamo “sindrome da presa in culo”. perdonatemi la completa assenza di finezza, ma è proprio questa la frase che si sente più spesso “non voglio più prenderla in quel posto, ho sofferto troppo” ecc ecc. (è emblematico anche che si usi tutti la stessa espressione, è sintomo proprio che siamo in presenza di un modo di pensare diffuso). Lo si vede chiaramente anche scorrendo le discussioni reali sul nostro forum, dove ragazzi italiani si confrontano con esattamente queste stesse domande.

Fermiamoci qui ora,più avanti con l’età arriverà un’ulteriore evoluzione, dettata dal desiderio di accasarsi, di trovare finalmente una persona con cui condividere la propria vita (e come sappiamo quel momento si è progressivamente spostato di qualche anno)per cui il discorso cambia. Le dinamiche che convenzionalmente potremmo definire dai 30 anni in poi sono diverse, si complicano evidentemente (matrimonio, figli, sopravvivenza della famiglia) e le tratteremo più avanti.

Rimaniamo invece al momento delle prime delusioni.

La ragazza tende a chiudersi in se stessa, comincia a perdere fiducia nel genere maschile (e c’è chi fa fatica a riacquistarla con gli anni), prevale l’insicurezza. È esattamente quel tipo di chiusura silenziosa da cui sono nati i miei dieci anni di silenzio per capire chi sei davvero — e che troppo spesso confondiamo con prudenza.

il discorso si complica, entra in gioco il bisogno (apparente) di avere certezze, di avere accanto una persona di cui potersi fidare ed alla quale essere sicure di potersi concedere.

In questo modo s’instaura un meccanismo perverso per cui la ragazza mette alla prova l’uomo di turno, ed in modo spesso inconscio, altre volte molto consapevole, cerca di provarne la sincerità d’intenti, per capire se potersi fidare. Tutto questo necessita di tempo, ed il tempo stesso finisce per diventare uno strumento di prova, per capire quanto davvero ci tenga l’altro, senza comprendere che tutto ciò spesso serve solo ad aumentare la frustrazione del ragazzo e l’investimento emotivo della ragazza — dinamica che si capisce solo vedendo per intero come funzionano flirt e attrazione, al di là del luogo comune.

Già, perché i due continuano a frequentarsi, e, salvo che la cosa non finisca per altre ragioni, se i due rimangono attratti l’un l’altro, la seduzione naturale compie il suo corso, il tempo trascorso assieme fa spesso nascere attaccamento, sintonia, e cementifica i sentimenti.

Ora, molte volte succede che proprio per questo motivo, ad un certo punto, la ragazza spinta dall’attaccamento, mandi all’aria tutti i suoi propositi e si conceda.

Ed è qui che nasce il concetto di batosta, di “presa in culo”, le volte –perché per fortuna succede a volte- che il ragazzo sparisce, e la ragazza si sente tradita, stupida, per aver creduto di potersi fidare, usata. È così che si sente, vero?

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